Gli “stati generali” del maltrattamento in Italia

Uno degli aspetti più preoccupanti di questi anni nel nostro Paese è la crisi del sistema di tutele all’infanzia, connessa alla riduzione del welfare e ad una insufficiente attenzione della politica sulla prevenzione e protezione dei bambini vittime di violenza. I servizi socio-sanitari territoriali hanno subìto un graduale smantellamento, la riduzione dei finanziamenti influisce sulla riduzione del personale, sulle scelte di tutela dei bambini e spesso sulla qualità degli interventi [1]. Stiamo assistendo a troppe situazioni di maltrattamento istituzionale nei servizi, nelle scuole, nelle comunità, nei tribunali che danno il senso su come si sia abbassata la guardia sulla sorveglianza dei diritti sui minori.

Sono stati fatti alcuni passi avanti [2] , ma non bastano, crediamo che non sia un problema di risorse ma di scelte di priorità. Prima fra tutte, per contrastare la violenza sui bambini e le bambine, è ineludibile che il nostro paese si doti di una legge organica sulla prevenzione, che metta a sistema le misure su questa materia, le azioni e gli interventi da porre in atto per contrastare efficacemente il maltrattamento, attraverso l’istituzione di un ufficio centrale per la prevenzione della violenza sull’infanzia che si occupi di indirizzare, monitorare e promuovere il sistema nazionale di prevenzione. Infatti è solo attivando un sistema nazionale di sorveglianza che si possono costruire programmi mirati, servizi orientati alla prevenzione e garantire l’applicazione degli strumenti di sostegno alla genitorialità fragile.

La formazione per individuare precocemente la violenza e conoscere le sue conseguenze rappresenta un altro nodo centrale che va affrontato prima di tutto attraverso l’inserimento del tema del maltrattamento all’infanzia nei corsi universitari e di specializzazione delle professioni socio-sanitarie.
Le forme di violenza, vecchie e nuove, che colpiscono bambini e ragazzi necessitano di strumenti consolidati di protezione e cura che devono essere mirati al superamento dei traumi specifici: i bambini trascurati, le vittime di violenza assistita, gli orfani speciali, le vittime di abuso sessuali, le vittime del web, hanno bisogni diversi che devono trovare ascolto e trattamento competente. Lo stato ha confermato i LEA per i bambini vittime di maltrattamento e abuso, sancendo il loro diritto alla cura. Dobbiamo poi considerare il numero sempre crescente dei minori stranieri non accompagnati che necessitano di risposte articolate non solo in termini di accoglienza, i cui livelli di qualità devono essere garantiti, ma anche di cura quali vittime colpite da traumi plurimi.

L’infanzia maltrattata ha bisogno di un impegno crescente da parte di tutti perché non si abbassi la guardia su una realtà che incide profondamente nelle esistenze dei bambini e dei ragazzi, una crescita culturale a tutti i livelli è ancora necessaria. Scelte politiche più incisive, una minore frammentazione delle competenza in materia di maltrattamento, il confronto costante di saperi e le tante buone prassi operative, esistenti nel nostro paese, può portare a rendere effettivi i diritti dei bambini al benessere e alla salute.

Per maggiori approfondimenti si veda il Paragrafo CRC su Abuso, sfruttamento dei minori e maltrattamento e il Documento finale del VII Congresso Cismai “Coltivare e Promuovere contesti sicuri per bambini e ragazzi”.

[1]Troppi servizi sanitari costretti solo a fare diagnosi ma non hanno le risorse per curare il trauma connesso alla violenza.
[2] In Italia è stata approvata la legge di recepimento della Convenzione di Istanbul, sono state stanziate risorse per il contrasto alla povertà minorile, è ripreso, anche se timidamente, il finanziamento del fondo nazionale delle politiche sociali, è’ ripartito l’Osservatorio sulla pedopornografia e la pedofilia. Infine, sono stati approvati i nuovi LEA che confermano e rilanciano le prestazioni di cura per i bambini maltrattati e ampliano lo spettro delle psicoterapie quali livelli essenziali delle prestazioni.

A cura di Gloria Soavi, Presidente Cismai

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