Gli alunni con disabilità e i loro diritti negati

Ancora una volta l’anno scolastico inizia con gravissimi disservizi che ledono i diritti dei bambini con disabilità: ritardi nell’assegnazione degli insegnanti di sostegno e degli assistenti e nell’attivazione dei servizi di trasporto. E questi ritardi sono solo una delle criticità da risolvere per garantire il diritto all’istruzione dei bambini con disabilità.
L’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, pubblicata dal MIUR nel 2015, evidenzia che il 71% degli edifici scolastici ha preso degli accorgimenti essenziali per superare le barriere architettoniche , ma solo il 3% delle scuole è dotata di accorgimenti che garantiscono l’accessibilità a tutti gli alunni con qualsiasi disabilità.
Un’altra seria criticità è rappresentata dalla mancanza di continuità dell’insegnamento. Nel 2014-2015 il41,9% degli alunni con disabilità della scuola primaria ha cambiato insegnante di sostegno dall’anno precedente, mentre il 14,7% l’ha cambiato nel corso dell’anno scolastico. Nella scuola secondaria di I grado il 36,5% ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno scolastico precedente, mentre il 16,5% l’ ha cambiato nel corso dell’anno scolastico .
La sfida più difficile è la scarsa qualità dell’insegnamento impartito agli alunni con disabilità. Il Comitato ONU sui diritti delle Persone con Disabilità, nel suo Commento Generale n. 4 sull’educazione, spiega che la qualità dell’insegnamento è fattore essenziale per l’inclusione scolastica: l’accesso alla scuola ordinaria senza un’istruzione di qualità non è inclusione, ma mera integrazione, poiché priva i bambini con disabilità delle pari opportunità di sviluppare il proprio potenziale e i propri talenti su base di uguaglianza con gli altri. Inclusione e qualità dell’istruzione sono interdipendenti.
La preparazione pedagogica approssimativa e talora improvvisata del personale scolastico sulle modalità specifiche di apprendimento e di comunicazione dei bambini con disabilità è il principale fattore che determina la scarsa qualità dell’insegnamento e l’insuccesso dell’istruzione in termini di inclusione e di partecipazione sociale e lavorativa al termine del ciclo scolastico.
Ma non basta. I bambini e gli adolescenti con disabilità intellettive, che, pur rappresentando la categoria più numerosa di alunni con disabilità , sono i più penalizzati dalla scarsa preparazione dei docenti, in un ambiente scolastico impreparato ad accoglierli corrono il rischio di subire trattamenti degradanti e lesivi della loro integrità e dignità, in ragione della loro condizione di disabilità. La cronaca ha riportato negli ultimi anni reiterati episodi di segregazione, umiliazioni e abusi nei confronti di alunni con problemi comportamentali da parte di docenti impreparati ad affrontarli: storie drammatiche di alunni gestiti a insulti, sberle e maltrattamenti dalle stesse persone a cui la famiglia ne aveva affidato la cura .
Pari opportunità d’istruzione e di sviluppo delle proprie potenzialità sono la base per godere del pieno diritto di cittadinanza. Un’istruzione di bassa qualità è la via maestra per l’esclusione di bambini, adolescenti e adulti con disabilità, e li condanna ad una non ineluttabile dipendenza. La legge 107/2015 di riforma della scuola (la Buona Scuola) dava speranze di miglioramento della qualità dell’inclusione e della continuità dell’insegnamento per gli alunni con disabilità, ma nulla sembra cambiare. Perché i bambini con disabilità di oggi diventino domani cittadini attivi e partecipi si può e si deve fare di più, con la lungimiranza di investire sul loro futuro, con la determinazione e il coraggio di metterli al centro di ogni politica e provvedimento che li riguardi.

Donata Vivanti, vice-presidente FISH, Federazione Italiana Superamento Handicap

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