Editoriale - Bambini figli di genitori detenuti

I diritti dei 100.000 bambini italiani figli di genitori detenuti. Una risoluzione europea da promuovere e applicare

I bambini figli di genitori detenuti ogni giorno sostengono il peso della vergogna per una condizione che li emargina. La detenzione del proprio genitore li coinvolge, ne trasforma la quotidianità, rendendoli fragili sul piano psicologico. Sono emarginati a scuola, nel quartiere dove vivono, nel gruppo sociale di appartenenza poiché sono figli di genitori detenuti.

In Italia sono 100.000 bambini che entrano nelle 213 carceri italiane per incontrare il proprio papà o la propria mamma, per mantenere il legame affettivo fondamentale per crescere.

Si pone il problema per la società di riconoscere la loro situazione senza per questo stigmatizzarli ma non lasciandoli soli a sostenere il peso della separazione dal proprio genitore, soprattutto a scuola dove spesso sono costretti a nascondere la propria storia. I bambini hanno il diritto al mantenimento del legame affettivo che si concretizza attraverso il colloquio periodico in carcere. Il carcere deve quindi conciliare gli aspetti legati alla sicurezza con quelli dell’accoglienza, prevedere spazi e modalità a misura di bambino, che consentano libertà di movimento e di contatto fisico, arredamento idoneo, colorato, giochi e aree verdi per poter stare all’aperto.

Ancora molti Istituti penitenziari in Italia, in una condizione di sovraffollamento e di grave precarietà, non accolgono adeguatamente questi bambini.

In Italia è stata diffusa nel dicembre 2009 la prima circolare del Ministero di Giustizia (PEA 16/2007. Trattamento penitenziario e genitorialità, percorso e permanenza in carcere facilitati per il bambino che deve incontrare il genitore detenuto) sul corretto comportamento per accogliere i bambini e le loro famiglie. La circolare, soprannominata del sorriso perché invita il personale penitenziario a utilizzare il sorriso rivolgendosi ai bambini per ridurre l’impatto col carcere, è conosciuta solo dal 34% del personale penitenziario.

Una recente petizione del network europeo Eurochips chiede che sia realmente applicata da ogni Stato membro la Risoluzione 2007/2116 (INI), approvata a Strasburgo il 13 marzo 2008 al cui articolo 24 si ribadisce l’importanza del rispetto dei diritti dei bambini e degli adolescenti indipendentemente dalla posizione giuridica del genitore,e che vengano assicurati i conseguenti interventi e buone pratiche per raggiungere questo fine.

La petizione si può firmare fino al 12 luglio CLICCANDO QUI.

Si chiede maggiore attenzione e informazione su questo gruppo di bambini che spesso sono bambini invisibili, miglioramento delle condizioni di visita dei bambini in carcere, aumento delle ore di incontro con il loro genitore, incremento della consapevolezza e della formazione degli operatori penitenziari, tutti punti ribaditi e sottoscritti nella Risoluzione 2007/2116 (INI) e sottolineati dalle associazioni del Gruppo CRC nel 6° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Risponde a questo fine l’iniziativa Carceri Aperte. Parliamone , al suo quarto anno di vita. Durante tutto il mese di giugno il carcere viene invitato ad aprirsi all’incontro e al dialogo, con feste dei bambini, spettacoli, sperimentazione e proposta di procedure innovative. In tutta Italia sono molte le carceri che hanno dato seguito all’appello con momenti di socializzazione e di condivisione, feste, gare e spettacoli.

Per conoscere meglio l’iniziativa, visita questo sito

A cura di Bambinisenzasbarre

- Pubblicato nella Newsletter del Gruppo CRC n.62

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