Editoriale - La pedofilia e pedopornografia

Il 5 maggio si è celebrata la Giornata Nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, istituita con la legge del 4 maggio 2009 n 51, che rappresenta un’ importante e doverosa occasione di riflessione su questo grave fenomeno per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti degli abusi all’infanzia e all’adolescenza.

In Italia circa il 6,2%, dei bambini e degli adolescenti è vittima di abusi sessuali , spesso perpetrati all’interno della famiglia, con danni gravissimi al loro sviluppo, ma molte volte gli abusi non vengono rilevati né denunciati, ed emergono molti anni dopo quando le vittime sono adulte. Il dato italiano è inferiore a quello internazionale ed è lecito chiedersi se è legato ad una difficoltà di rilevazione. L’OMS Europa, infatti, rileva come la violenza sui bambini sia un fenomeno ancora largamente sommerso e con stime prudenziali afferma che i casi reali siano almeno 9 volte maggiori di quelli segnalati. Questa considerazione porta a ribadire la necessità di un serio sistema di monitoraggio sul maltrattamento in Italia, tuttora assente, come più volte richiamato dalla CRC, e ritenuto fondamentale per intercettare le situazioni reali di violenza ed intervenire in maniera efficace.

In questi anni si è evidenziata una particolare declinazione di questo fenomeno legata all’uso in aumento esponenziale dei mezzi telematici (internet, cellulari, con accesso ad internet,ecc.) che purtroppo permette una diffusione enorme della pedopornografia e le possibilità per i pedofili di intercettare le loro potenziali vittime.
I dati che emergono da varie fonti sono sempre più allarmanti: dal 2012 al 2014 sono aumentati dal 4,4% al 14,2 % i casi di adescamento on line, con il 25%, di vittime adolescenti , 600 mila foto a oggetto pedopornografico con bambini sempre più piccoli, e ci descrivono un fenomeno dilagante di cui non è facile definire i confini, come non è facile delimitare il mondo virtuale con cui i nostri bambini e ragazzi hanno sempre più dimestichezza e possibilità di “connettersi”.
La “rete” è diventata un interlocutore quotidiano nella vita dei bambini e degli adolescenti. Secondo i dati raccolti da Polizia Postale e delle Comunicazioni nelle scuole secondarie italiane: il 91% dei minori naviga in rete, l’80% affronta il mondo virtuale senza la supervisione di un genitore, e 1 ragazzo su 10 dichiara di aver avuto contatti “pericolosi”, ma il 75% non ne parla coi genitori, per vergogna o perché non capirebbero.

Le forme di violenza che possono incontrare vanno dall’essere coinvolti in relazioni virtuali a sfondo sessuale, scambio di foto pornografiche, in cui purtroppo anche i ragazzi sono parte attiva, attraverso il “sexting”, in cui postano immagini autoprodotte a sfondo sessuale, fino ad accettare incontri col pedofilo.
La Polizia di Stato attraverso un servizio apposito Cncpo (Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia online) si impegna quotidianamente nel contrasto al fenomeno dell’abuso on line dei minori con i 55 arresti, i 344 denunciati e la chiusura di più 1600 siti solo nel 2013.
Tutti concordano che le azioni di contrasto non bastano e l’attenzione e gli sforzi devono essere concentrati sulla prevenzione del fenomeno attraverso la costruzione di una maggiore consapevolezza dei rischi della rete da parte dei giovani che utilizzano i new media. In questa direzione molte sono le iniziative in tantissime realtà scolastiche italiane per educare i bambini e i ragazzi ad un uso sicuro della rete, ma anche per aiutare i genitori ad essere più attenti e partecipi a questa attività dei figli.

Per combattere le varie forme di abuso è necessario tenere alta l’attenzione, rinforzare le sinergie tra istituzioni e le competenze dei professionisti che sono a contatto con bambini e ragazzi. Gli operatori della scuola, dei servizi socio-sanitari, dei pronto soccorsi devono attrezzarsi maggiormente per individuare precocemente il disagio e i segnali del trauma che stanno vivendo i bambini e i ragazzi, attraverso un ascolto attento e competente ed intervenire con azioni che riducano i danni degli abusi subiti.

a cura di Gloria Soavi (CISMAI).

Per ulteriori approfondimenti si veda anche qui.

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