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Rapporto CRC, infanzia e adolescenza in Italia.

Passi avanti e criticità

Il Gruppo CRC ha lanciato oggi (17 giugno 2014) il nuovo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione Onu sull’infanzia e l’adolescenza e i suoi Protocolli Opzionali (Rapporto CRC).

"Ci auguriamo che il Governo metta al più presto in atto delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza che consentano un miglioramento sostanziale della condizione delle persone di minore età nel Paese", dichiara Arianna Saulini – coordinatrice del Gruppo CRC. "L’Italia deve tornare ad essere un Paese che investe non solo sui giovani ma anche sui bambini, perché una politica davvero lungimirante ed efficace è una politica che investe sulla salute e sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale nei primissimi anni di vita di un bambino. Sono questi gli investimenti che garantiscono il più alto ritorno economico per gli individui e per la società".

La difficoltà principale che emerge dal Rapporto, è quella di "mettere a sistema" le politiche per l’infanzia e l’adolescenza nel nostro Paese. Si è infatti assistito a un decentramento delle politiche sociali verso le Regioni, senza la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazioni concernenti i Diritti Civili e Sociali (LEP) e soprattutto con la progressiva e costante diminuzione delle risorse destinate alle politiche sociali nel corso degli anni.

La mancanza e la discontinuità con cui è stato adottato il Piano nazionale Infanzia (strumento che per legge dovrebbe essere predisposto con cadenza biennale) è solo un esempio di tale "disattenzione". Il Terzo Piano Nazionale Infanzia è stato approvato il 21 gennaio 2011, e al momento non sono stati avviati i lavori per la stesura del nuovo.

L’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha concluso il suo mandato alla scadenza prevista, nel novembre 2012, e non è più stato riconvocato.

Il 22 ottobre 2013 è stata ricostituita la Commissione Parlamentare Infanzia e dopo diverso tempo è stato finalmente approntato il relativo Ufficio di Presidenza dando avvio ai lavori. Anche in questo caso si sottolinea la necessità di coordinamento tra questo organo e gli altri soggetti con compiti di indirizzo e controllo sulla concreta attuazione degli accordi internazionali e della legislazione relativa ai diritti e allo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.

Per quanto riguarda le risorse dedicate all’infanzia e all’adolescenza, non esiste ancora un monitoraggio compiuto a livello istituzionale, e dall’analisi realizzata nei Rapporti CRC su alcuni fondi emerge un’allocazione di risorse che manca di strategia complessiva nazionale e soprattutto di una visione di lungo periodo.

Il Sistema di raccolta dati sull’infanzia e l’adolescenza rimane ancora troppo carente. Sia la BDA (Banca Dati Nazionale dei minori adottabili e delle coppie disponibili all’adozione) che la Banca dati sull’abuso sessuale di minorenni, già sollecitate dal Gruppo CRC nei precedenti Rapporti CRC, non sono ancora andate a regime.

Le associazioni del Gruppo CRC quest’anno hanno voluto porre l’accento in particolare sulla condizione dei bambini nella fascia di età tra gli 0 e i 3 anni, dedicando un approfondimento tematico sul diritto di tutti i bambini alle opportunità di sviluppo cognitivo, emotivo e sociale nei primi anni di vita. L’Italia rimane infatti ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi europei nelle politiche per l’infanzia. Solo il 13,5% ha avuto accesso ai servizi per l’infanzia e agli asili nido, con opportunità ancor più ridotte nel Sud e nelle Isole.
Al 1° gennaio 2013 i bambini in età compresa tra gli 0 e i 3 anni in Italia erano 2.171.465 e di questi uno su cinque nasce da almeno un genitore straniero. Ma per molti di questi bambini mancano le risorse e di conseguenza mancano i servizi.

A questo periodo critico, di grandi opportunità e al tempo stesso di particolari vulnerabilità, andrebbe invece dedicata una speciale attenzione per garantire il diritto di tutti i bambini a un pieno sviluppo del proprio potenziale, come indicato dalla CRC, che riconosce come l’attuazione di questo diritto passi soprattutto attraverso il supporto che la società è capace di dare ai genitori.

Al fine di assicurare il pieno esercizio di tale diritto a tutti i bambini e le bambine il Gruppo CRC raccomanda al Governo ed alle Amministrazioni Regionali e Locali, di dedicare una speciale attenzione ai primi anni di vita del bambino, attraverso politiche volte alla riduzione della povertà e all’incremento dei servizi socio-educativi, e interventi finalizzati al supporto delle competenze genitoriali, a partire dalla gravidanza.

Infine, nella fascia di età 0-2 anni prevale ancora l’inserimento in comunità rispetto all’affido. Secondo i dati al 31 dicembre 2011, dei 29.388 bambini e ragazzi fuori dalla propria famiglia di origine sono stati accolti in comunità 14.991 minorenni. il numero di minorenni accolti in comunità è stato superiore di 594 unità rispetto a quello di minorenni in affidamento familiare. Quasi la metà dei minorenni in affidamento familiare (6.986) sono però in affido a parenti, si conferma quindi che i minorenni fuori dalla cerchia parentale risultano essere accolti in maggior numero in comunità, piuttosto che in affido etero-familiare.

Questi alcuni dei temi affrontati nel 7° Rapporto CRC nei 51 paragrafi redatti dalle 87 associazioni che compongono il Network. Il Gruppo CRC si impegna ad attivare e rafforzare il dialogo con le istituzioni competenti al fine di garantire una piena ed efficace implementazione della CRC nel nostro Paese.

Per leggere tutto il Rapporto, CLICCA QUI.

Scarica il Comunicato Stampa.

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